lunedì 14 settembre 2015

Pragmatismo e concretezza. Anche nelle differenziate



Il tema è caldo e ormai il dado è tratto. Parlo del cambio di sistema raccolta differenziata a Mira, con l’estensione del sistema “porta a porta” su tutto il territorio comunale. Scrivo della questione per fare alcune doverose precisazioni, essendo stato tirato in ballo da più amici e conoscenti miresi e limitrofi, sia per motivi diciamo “politici” che professionali, non essendo un segreto che di mestiere faccio il “geologo scoasser”. Preciso quindi, che:

  1. immagino che il lutto non si ancora stato elaborato da tutti, ma NON sono PIU’ consigliere comunale a Mira da due anni passati, c’è ancora chi mi attacca il discorso con “ti che ti xe in consiglio comunal…” 
  2.   La scelta di estendere il porta a porta è stata fatta da QUESTA amministrazione comunale e NON da VERITAS, che anzi avrebbe esteso il sistema dei cassonetti a calotta, che sta dando ottimi risultati in tutti i comuni veneziani che hanno adottato il sistema.

Ciò detto, a questo punto ribadisco la mia posizione, già espressa a suo tempo quando ero in consiglio. Ritengo che tale scelta dell’amministrazione sia stata errata, poiché frutto di una posizione ideologica, basata su una conoscenza parziale del tema “sistema di gestione rifiuti”, che non ha minimamente considerato la base di conoscenza del sistema esistente, ma che ha preferito adottare anima e corpo il sistema che era stato assurto a modello dal M5S, il famoso modello “VEDELAGO”. Orbene quel modello, di cui chi scrive ha spesso evidenziato delle lacune, ha portato il CENTRO RICICLO VEDELAGO al fallimento a dimostrazione che non è tutt’oro quel che luccica, ciò nonostante, l’amministrazione di Mira non ha fatto una piega, non ha ritenuto di porsi delle domande in merito ed è andata avanti. Oltre a questo l’amministrazione mirese, come molti per altro, è preda del pensiero unico sulle raccolte differenziate, frutto per altro di anni d’indottrinamento mediatico, ossia che il “porta a porta” sia L’UNICO sistema che possa garantire una buona differenziata. In realtà non è affatto così, i casi di studio sono moltissimi, molti sono i sistemi efficaci per conseguire l’obbiettivo di una alto livello di riduzione dell’indifferenziato, stradali, domiciliari, misti. Non esiste un modello unico, ogni realtà urbana ha le sue caratteristiche, e il sistema di raccolta va costruito in relazione alla situazione urbanistica-socioeconomica-demografica di un territorio, non che alla disponibilità impiantistica. Il gruppo Veritas ha l’indubbio vantaggio di poter governare la filiera dalla raccolta al recupero, applicando il mix più efficace tra sistema di raccolta e gestione recupero (nel sistema Veritas convivono più modelli di raccolta, segno inequivocabile di pragmatismo) elemento di grande pregio, e grandissimo vantaggio, che i comuni non colgono, però.  Nel caso mirese, l’esperienza maturata in comuni limitrofi, molto simili a Mira, dimostra l’efficacia del sistema a calotta. E su quella strada concretezza e pragmatismo avrebbero dettato di lavorare. Qui sta appunto un’altra questione. Io credo che i comuni dovrebbero dare al gestore obbiettivi di raccolta e di costo, indirizzi, magari anche tempistiche, la gestione operativa, le scelte tecniche devono essere lasciate al gestore, che in quanto tale ha cognizione delle ottimizzazioni e delle possibili migliorie, se non c’entra gli obbiettivi ne selezioni un altro. Purtroppo, invece, troppo spesso i comuni, si arrogano una competenza tecnica che non hanno e che una legge non ben scritta pare comunque riconoscerli, generando spesso gestioni schizofreniche o diseconomiche dei sistemi di raccolta.

mercoledì 9 settembre 2015

buone intenzioni conducono spesso a risultati catastrofici

Divulghiamo ritenendolo un interessante spunto di riflessione sulla politica d'oggi questo intervento del Procuratore Carlo Nordio.

Giustizia: Roma sotto tutela una scelta obbligata, l'onestà di Marino non basta


di Carlo Nordio
Il Messaggero, 28 agosto 2015

La fondamentale differenza tra Giustizia (intesa sia come etica sia come legalità) e Politica risiede nel fatto che la prima guarda alle intenzioni e la seconda ai risultati. Per la Giustizia uno stesso comportamento può essere criminoso o indifferente a seconda del proposito del suo autore: si può uccidere per odio, o per sbaglio, o per legittima difesa.
In politica questa differenza non vale: quello che conta è il risultato, che dev'essere conforme al programma avallato dagli elettori. In politica, come insegnava un saggio, niente ha più successo del successo.
La vicenda del Comune di Roma, con il sostanziale "commissariamento" del sindaco e del suo seguito, conferma questo principio. Nessuno ha infatti mai dubitato della personale onestà del professor Marino, e del suo fermo disegno di combattere l'immoralità e l'illegalità. Tuttavia nessuno dubita che questo progetto ormai rischi di fallire, e che l'attuale amministrazione non sia attrezzata a sufficienza per fronteggiare i problemi connessi alle attività delle formazioni mafiose esistenti, e alle possibili infiltrazioni di altre in vista del Giubileo.
La decisione del Governo è pertanto comprensibile, e forse anche tardiva. Tuttavia pone due problemi, uno di ordine generale, uno più specifico. Quello specifico riguarda, come è ovvio, la Capitale del Paese. Non sappiamo se il ridimensionamento del sindaco costituisca il verecondo surrogato di una traumatica destituzione, o il primo passo verso le urne, o la conseguenza di faide correntizie o altro. Resta il fatto che, per la prima volta nella storia, si assiste ad una sorta di tutela protettiva imposta dallo Stato a un'amministrazione locale.
Beninteso, il primo ha il diritto e il dovere di vigilare sulla seconda, attuando i controlli e gli interventi che ne impediscano gli errori e ne rimedino le inerzie. Ma questo è sempre avvenuto, appunto, attraverso rimozioni e sostituzioni, mentre ora si assiste a un'inedita curatela di sostegno di cui tra, l'altro, non sarà facile definire limiti e competenze. È, come si è detto, una scelta obbligata. Ma è una scelta che, in un sistema normativo gravato di ricorsi e sospensive rischia di complicare una situazione già caotica.
Il problema generale è forse meno urgente, ma certamente più serio. Esso consiste nel pernicioso pregiudizio, nato da tangentopoli e alimentato dalla ventennale polemica filo e anti berlusconiana, che l'onestà individuale, assistita da solenni esaltazioni moralistiche, costituisca requisito sufficiente per ricoprire efficacemente le più importanti cariche pubbliche. Ora, a parte il fatto che l'onestà non può limitarsi alla purezza del certificato penale, ma deve riflettere quantomeno la disinteressata devozione all'interesse collettivo, essa non garantisce, da sola, il conseguimento dell'utilità nella quale si sostanzia, come si è detto, la buona politica.
Con il risultato che, negli ultimi anni, abbiamo assistito a una proliferazione di candidati di commendevole probità, privi tuttavia della competenza e dell'esperienza idonee all'attuazione di un programma adeguato alle esigenze generali.
Purtroppo parte dell'elettorato, per comprensibili reazioni emotive, ha creduto in questo miraggio ingannevole, dimenticando che le buone intenzioni conducono spesso a risultati catastrofici. Perché le virtù del politico, come insegnava Gibbon, sono essenzialmente diverse: il cervello per comprendere, il cuore per risolversi e il braccio per realizzare. L'onestà, come l'intendenza, deve soltanto seguire.

mercoledì 12 agosto 2015

La Riviera non esiste. I cittadini rivieraschi sì

Ad oltre un mese dal tornado che ha colpito la Riviera del Brenta, continua lo sforzo di solidarietà tra i cittadini per raccogliere fondi per la ricostruzione. Ovviamente infuriano le polemiche per la lentezza delle istitituzioni e per l'ammontare dei soldi che queste metterenno a disposizione del territorio - sempre troppo pochi. Forte discussione e amarezza tra i rivieraschi ha suscitatao la scarsa attenzione che i media nazionali hanno dedicato all'evento, rapidamente scivolato in secondo piano e poco raccontato, specie se paragonato al nubifragio avvenuto qualche giorno fa a Firenze. Qualcuno ha imputato a Renzi, fiorentino, anche questa colpa. In realtà è ovvio che qualcosa che avvenga  a FIRENZE, faccia comunque più notizia di qualcosa che avvenga a Pianiga, Dolo o Mira. Non me ne vogliano i cittadini di queste meravigliose cittadine che amo, Mira è stata a lungo la mia patria, Dolo m'ha dato i natali e a Pianiga ci abitano molti vecchi amici e una delle ragazze più belle che abbia mai conosciuto, ma FIRENZE è FIRENZE, Dolo, Pianiga e Mira restano Dolo, Pianiga e Mira. E sì, perché il tornado non ha colpito la Riviera del Brenta, che non esiste, ma questi tre comuni. Che non esista la Riviera lo dimostra anche l'impossibilità (o l'incapacità) delle tre amministrazioni di fare fronte comune e adottare, per esempio un unico sistema per l'erogazione dei fondi raccolti ai cittadini colpiti dalla calamità. A seconda del comune in cui abiti, avrai un trattamento diverso. Rischi, nella sfiga di essere colpito da un tornado, di essere ulteriormente sfigato se risiedi in un comune piuttosto che in un altro, trovandoti magari penalizzato dai criteri scelti dalla tua amministrazione. E lo dimostra il fatto che i tre comuni non siano riusciti a creare un coordinamento unitario, nominando un porta voce unico, che parlasse per tutte e tre le amministrazioni. Certo, ci fosse stata una Città della Riviera, una comunità di quasi 100mila persone, beh, l'eco sarebbe stato diverso, e il trattamento per i cittadini sarebbe stato almeno unitario. Senza figli e figliastri. E che non esiste la Riviera lo dimostra il fatto che eletto il sindaco di Dolo nel consiglio della città metropolitana, Mira pianga di non sentirsi rapprensentata, non essendoci un "mirese" in consiglio mentropolitano, segno che i comuni della riviera, non hanno saputo/voluto coordinarsi sul tema, esprimendo una posizione unitaria (orbene, ricordo che in fase di avvio dibattito metropolitano, quando nell'altra vita ero ancora consigliere comunale, stigmatizzai il fatto che quelli rivieraschi erano gli unici comuni che non erano riusciti a darsi una posizione unitaria sul tema). Mi si permetta una digressione sul tema:
- il PD piange l'assenza di un mirese - peggio per voi, sarebbe stato più intelligente accettare la proposta di Brugnaro di una lista unitaria, non l'avete voluto fare, inoltre, la guerra totale che avete ingaggiato col nuovo sindaco di Venezia, pare figlia dell'astio per la sconfitta e finirà per spingere sempre più a destra un sindaco che così a destra in partenza non era. Ps: rassegnatevi Venezia potrete rigiocarvela fa 10 anni.
- il Sindaco di Mira piange l'assenza di un mirese - cassato il candidato Pieran, se la prende con i penta stellati astensionisti. Peggio per lui, a questo porta l'aver sfranto, insieme a qualche amico suo, i cosidetti, in fase di dibattito preliminare sulla città metropolitana, dicendo che Venezia metropolitana era inutile, dannosa, una espropriazione di sovranità, surrettiziamente fascista. Alla fine ha convinto i suoi, che logicamente sono stati a casa, non volendo entrarci in un roba del genere. E peggio per lui bis, a questo porta il settarismo, il non creare rapporti anche con le minoranze e i vicini, gli altri son tutti "sporchi" ma poi fanno comodo se servono i voti. Una strategia intelligente avrebbe lanciato una "alleanza mirese" per portare a casa una rappresentanza nel consiglio metropolitano, cosa che un comune di quasi 40mila abitanti merita.
Ecco tutto questo dimostra che la Riviera del Brenta non esiste, ecco perché la Riviera del Brenta non fa notizia, nemmeno se colpia da una calamità eccezionale. Ma esistono i suoi cittadini, che si aiutano, spontaneamente, si parlano, si coordinano, si arrabbiano, si inventano, si informano, si mettono in discussione, si tirano su le maniche. Ecco questi cittadini si meriterebbero davvero, non una città più grande, ma una Grande Città, la grande città della Riviera del Brenta.

lunedì 3 agosto 2015

Bilancio 2015 - dal Sindaco solo finzioni di dialogo

Dal nostro consigliere comunale Roberto Marcato:

"Il consiglio comunale sul bilancio 2015 è stata un’occasione perduta, per colpa del sindaco che ha assunto un atteggiamento sprezzante, facendo saltare la possibilità di approvarlo all’unanimità. Eppure l’aria che si respirava all’inizio era quella di una disponibilità dei consiglieri di minoranza, a contribuire in modo costruttivo al varo del bilancio, in un momento di grande difficoltà del nostro territorio e dei nostri cittadini. Anzi sembrava il clima di grande solidarietà che aveva caratterizzato il consiglio del 16 luglio, dedicato al tornado, ed aveva portato ad approvare un documento di impegni  all’unanimità. Non c’erano state allora né polemiche né strumentalizzazioni, e così sembrava anche sul bilancio, se il sindaco non avesse rovinato la festa.
L’entità del bilancio si presenta molto più corposa del passato, in virtù del nuovo sistema contabile, passando dai complessivi 37 milioni di euro dello scorso anno ai 52 milioni del 2015, anche a fronte dell’avanzo del 2014, di quasi 6 milioni di euro. La differenza non è tutta spendibile, ma un po’ di ossigeno in più ce n’è. A questo va aggiunta la possibilità di uscire dal patto di stabilità per l’”emergenza tornado” per 1,2 milioni di euro, che arriverà a giorni.  Ad esempio i mutui: ci sarebbe lo spazio per farne fino a oltre 2 milioni, contro i 600.000 messi a bilancio. Così come dei 5,8 milioni di avanzo ne sono stati messi a disposizione per la spesa corrente solo 211.000 e qualcosa per investimenti, ma la maggior parte sono stati vincolati (quindi non utilizzabili)  in modo esagerato. Perciò ho proposto, una volta approvato il bilancio, di valutare l’opportunità nel futuro immediato di fare una manovra correttiva più coraggiosa, ragionamento condiviso anche da altri consiglieri. La risposta del sindaco è stata di una chiusura totale e sprezzante, facendo mancare qualsiasi spazio di dialogo.
Sull’emergenza tornado è andata, se possibile, ancora peggio. Nel consiglio comunale di quindici giorni fa avevamo deciso all’unanimità, tra le altre cose, di mettere in atto misure rapide per andare incontro alle esigenze dei cittadini colpiti dal tornado. Sul conto corrente del comune stanno affluendo le donazioni che devono essere messe a disposizione celermente, per chi ne ha bisogno. E per fare questo e stata prevista un “comitato” (da me proposto) per la  gestione ed il controllo dei fondi, presieduto da una personalità indipendente, per garantire massima imparzialità e trasparenza. Dopo quindici giorni nulla è stato fatto e sorge il sospetto che il sindaco, passata la grande ondata di solidarietà, se la stia prendendo comoda. I fondi delle donazioni finiranno in un capitolo del bilancio, anziché costituirne uno ad hoc, che sarebbe stata la soluzione migliore e più verificabile. Del comitato, che si poteva costituire in due giorni non c’è traccia. Le donazioni sono già affluite in quantità significativa ma sono in attesa che vengano definiti i criteri per l’assegnazione, che sembra  stia valutando il sindaco, non si sa bene con chi. Non erano questi gli impegni: bisogna fare presto e bene, i cittadini non hanno tempo di aspettare e non possiamo  permetterci i tempi lunghi  della burocrazia “romana”, che giustamente critichiamo. Io non sono disposto a permetterlo!"

venerdì 17 luglio 2015

AIUTIAMO I NOSTRI CONCITTADINI

Il gruppo civico Noi per Mira ha donato i suoi "risparmi" per il sostegno dei concittadini duramente provati dalla calamità naturale - il tornado - che ha colpito la Riviere l'8 luglio scorso. "Abbiamo donato quanto abbiamo in cassa, raccolto nelle nostre attività di autofinanziamento - spiega il tesoriere del gruppo Alessandro Pieran - per dare un segno concreto di vicinanza e aiuto ai nostri concittadini che hanno visto svanire in un attimo di paura, anni di lavoro e sacrifici, ci faremo promotori di altre iniziative di sostegno nel territorio". "Molti dei nostri simpatizzanti si sono rimboccati le maniche - continua Lara Marini - presidente del gruppo - e sono andati concretamente ad aiutare assieme ai tanti volontari della Riviera, i cittadini colpiti, tra cui ci sono anche molti nostri amici. Come gruppo - prosegue la Marini - stiamo promuovendo attività di sensibilizzazione e invitiamo tutti i cittadini Miresi e Rivieraschi che possono, a dare un aiuto, nel limite delle proprie possibilità, per far sentire ai nostri concittadini che la comunità è con loro, che non sono soli. vigileremo anche su come si comporteranno le istituzioni, a partire dal comune, avendo in consiglio di Mira un nostro rappresentante, Roberto Marcato, affinché gli enti siano solerti nel dare risposte ai cittadini e decisi nel rimettere in piedi case e attività, affinché le persone che sono state così duramente provate, possano rapidamente riprendere le loro vite, per quanto possibile lasciandosi alle spalle questa brutta esperienza.

giovedì 9 luglio 2015

TROMBA D'ARIA 8 luglio 2015

 Massima solidarietà  a TUTTI i cittadini della Riviera colpiti da questo evento.


dal sito del comune di Mira
EMERGENZA DANNI DA MALTEMPO

EMERGENZA DANNI DA MALTEMPO

Inserito da U.R.P. il 09/07/2015 - 11:51.
A seguito della grave situazione di maltempo che si è verificata nel territorio di Mira in data 08 luglio presso le località di Porto Menai e Area artigianale PIP di Giare, sono in corso interventi di messa in sicurezza della viabilità e del patrimonio immobiliare pubblico.
 
Per le comunicazioni di danni subiti in ambito privato, si sta predisponendo la modulistica necessaria per una richiesta di indennizzo alle autorità competenti. Suggeriamo, a tal fine, di testimoniare con fotografie, preventivi, fatture e quanta più documentazione riguardante i danni subiti e gli interventi in corso.

Per ogni informazione e chiarimento, è attivo un numero di emergenza del Comune di Mira: Tel. 0415628254
 
Si raccomanda vivamente alla popolazione non residente nelle zone interessate, di non intralciare il lavoro delle forze dell’ordine.
 
EMERGENZA ABITATIVA
 
Sono in corso valutazioni tecniche dei danni alle abitazioni da parte dei tecnici comunali e dei Vigili del Fuoco con sopralluoghi per verificare l’agibilità delle abitazioni e degli immobili delle aree colpite.
 
In caso di inagibilità delle abitazioni, comunicata dalle autorità, che impedisce la permanenza durante le prossime notti, contattare il medesimo numero di emergenza comunale: 0415628254
 
Aggiornamenti continui verranno attivati sul sito comunale e nelle aree interessate.
 
Altri contatti utili:
Polizia Municipale: 0415628362
Vigili del Fuoco: 115
Carabinieri: 112
 
ATTIVAZIONE CONTO SOLIDARIETA'
 
Per chiunque volesse effettuare dei versamenti volontari a favore delle persone colpite dall'evento atmosferico è stato attivato un c.c. dedicato
 
CODICE IBAN:   IT30X0200836182000103826448

martedì 30 giugno 2015

COMUNICATO STAMPA - Piano Sfalci, quanta disorganizzazione!

“E’ stata approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale la mozione presentata dai consiglieri Zaccarin e Marcato con la quale si impegna il Sindaco a mettere in atto misure idonee e funzionali ad un miglior coordinamento tra gli uffici.
La mozione ha preso spunto dal ritardo con cui è stato avviato il piano degli sfalci dell’erba nel corso del 2015 che non pochi problemi ha creato nella fruibilità dei parchi pubblici.
Con l’approvazione della mozione il Consiglio riconosce l’esigenza di un maggior raccordo tra i diversi uffici in carenza del quale possono crearsi altri problemi nell’erogazione dei servizi ai miresi.
Sullo sfondo, l’efficacia dell’organizzazione varata l’anno scorso da questa amministrazione che presenta molteplici criticità nel suo funzionamento.”


Fabio Zaccarin Gruppo Misto
Roberto Marcato Noi per Mira

sabato 30 maggio 2015

il TUO voto vale SEMPRE

In questi giorni di pre-voto, ho discusso molto con molti, sull'importanza di esprimersi alle elezioni. Ma è un dato di fatto che l'astensione stia diventando ormai molto consistente. I motivi di chi non vota sono molteplici e molti comprensibili. Ma non per questo condivisibili nella conseguenza: il non voto appunto. Dire non voto perché sono deluso, o sono tutti uguali, fanno tutti schifo, tanto non serve a niente, è il modo migliore di fare un favore alla cattiva politica, meno votano, meno s'impegnano, più si facilita la vita ai mediocri, ai cialtroni, ai maneggioni, che così possono ancor meglio manovrare il consenso a proprio favore. Favorisce gli estremisti, quelli che coltivano nicchie d'odio, motivandole, se votano in meno, meno voti contano di più. E c'è chi in questo sguazza. Prima del fascismo in Italia, c'era sfiducia nella politica, vista come inetta e corrotta, movimenti populisti nazionalisti che vedevano nella guerra "l'igiene del mondo" e personaggi di "spettaccolo" che arringavano le folle contro le istituzioni (all'epoca era D'annunzio - oggi...), così quando arrivò chi disse che la democrazia e le sue forme non servivano più, fu salutato come un liberatore. E sappiamo come finì. Oggi la situazione non è così diversa, ma più subdola. All'orizzonte non c'è certo nessun uomo dal balcone, ma gruppi di potere e oligarchie che nello scredito della democrazia, nell'abbandono dei cittadini delle sue istituzioni, ci stanno investendo, usando molti strumenti, favoriti anche dalla grettezza di buona parte della classe politica. E' un processo iniziato da qualche anno, per qualcuno dal triste 1992, ma che sta raggiungendo il suo parossismo.
Se non vogliamo trovarci in una democrazia di facciata, dobbiamo fare la fatica d'informarci, di farci un'opinione e di esprimerla nel voto. Non lasciarci irretire da chi blandisce la nostra pancia o la nostra rabbia, da chi parla per frasi fatte, di chi si trincera in un vuoto assemblearismo e non sa prendere decisioni. Certo spesso chi fa discorsi complessi o franchi ci annoia  e indispettisce, così come chi cerca di mettere in pratica le proprie convinzioni, ma sono quelli che ci servono. Se sono malato non cerco da un medico che mi dia un'aspirina e mi rassicuri, ne voglio uno che mi dica le cose come stanno e mi dia la cura giusta, anche se dolorosa. Ecco perché anche alle elezioni non cerchiamo i pifferai, ma i competenti.
Sarò prosaico, ma quando uno ti dice vota col cuore, in realtà spera tu voti con la pancia, e fatalmente si finisce a votare... coi piedi!
Quando si vota, si vota con la testa. L'astensione non è un segnale, è solo regalare il peso del tuo voto a qualcun altro.

giovedì 9 aprile 2015

sicurezza, equità e propaganda

Salve a tutti. Rieccomi. No non temete non è l'inizio del processo della mia riesumazione politica, sto bene dove sto, nel mio oltretomba dalla politica attiva, ci vorrebbe qualcuno da Nazareth o giù di lì per resuscitarmi. Non siate, dunque, inquieti. Voglio solo condividere un pensiero, che nasce da alcuni fatti di cronaca politica nazionale, ma che ha ricadute evidenti nel nostro vissuto locale quotidiano. 
Mi riferisco alle esternazioni del ruspante Salvini, caporione della Lega Nord, in tema di ROM. Sostanzialmente ha dichiarato di voler abbattere i campi nomadi in Italia, e di pretendere che questi inizino a uniformarsi alla legge italiana, smettendo le loro attività delinquenziali. Ovviamente l'ha detto a modo suo, assai poco pacato, molto populisticamente e tra il truce e il triviale.  Ovviamente, sopratutto da sinistra, o presunta tale, si sono levati cori indignati, bollando il Salvini di populismo xenofobo troglodita, condendo il tutto con pietismo verso i nomadi in generale. Il problema, però, c'è, e Salvini, pur discutibilmente lo fa suo e fa suo il sentimento di malessere vero di tanta parte degli Italiani, sopratutto delle fasce economicamente, socialmente ed anche culturalmente più deboli, quelle di cui, un tempo, la Sinistra si poneva il problema di emancipare e di rappresentare e che, invece ha progressivamente, ben prima del renzismo (cui non possiamo dare anche questa colpa), lasciato a se stesse, preda ora del leghismo becero o meno, di destrorsi vari, della grande illusione berlusconiana, di pulsioni fascisteggianti e buon ultimo del grillismo - cui non so affiancare un aggettivo dispregiativo, ritenendo il termine "grillismo" sufficiente a qualificare la bassa opinione che ho di quest'ultimo fenomeno. La Sinistra di salotto più che di lotta, obliata da un ipocrita perbenismo, il problema di aver perso questa parte d'Italiani sembra non porselo, ma sopratutto sembra non porsi il problema di comprenderne i problemi. O così pare a me, ascoltando la Boldrini e qualche altro triste figuro. Anche nel nostro piccolo che ci sia un problema "sicurezza" reale o percepito è, comunque, evidente. 10 anni fa, durante una campagna elettorale, con i compagni di avventura di allora, facemmo un sondaggio tra i miresi chiedendo le loro priorità, la sicurezza fu la prima risposta della stragrande maggioranza. Oggi, nostri cittadini si autorganizzano in gruppi di presidio del territorio.
Che spesso la criminalità sia connessa all'immigrazione straniera, non è negabile, è ovvio che in un contesto di crisi le fasce deboli e anche chi viene in un paese e ne viene marginalizzato è fascia debole, più facilmente cadrà nel giro della criminalità organizzata o meno, vale per tutti. E' vero anche, però, che c'è chi qui ci viene apposta a delinquere, ed è vero anche che la microcriminalità è spesso legata ai gruppi nomadi. Or bene se l'assioma nomade=delinquente è da rigettare, perché vorrebbe dire categorizzare dei gruppi umani, è anche vero che statisticamente in seno a questi gruppi (che d'altronde non hanno fissa dimora, ne occupazione, sono refrattari- per essere teneri - ai processi di loro stabilizzazione, che pure ci sono stati e sono costati non poco al contribuente) il fenomeno di attività micro (e macro) criminale non è affatto secondario e, ritengo, non adeguatamente gestito.
E tale problema non può che essere affrontato con la prevenzione (eliminare le cause) e con la repressione (perseguire chi delinque). La prevenzione, tramite l'obbligo di scolarizzazione, di inserimento al lavoro, di rispetto delle regole fiscali etc etc,  deve rendere parte attiva della nostra società tali gruppi, e ciò deve essere preteso (ossia vuoi i diritti - protezione, sanità...DEVI contribuire anche TU),  la repressione deve vedere la certezza di punizione dei reati, per essere vero deterrente, la percezione che per questi reati ci sia una sorta di impunità per certi gruppi, giusta o sbagliata che sia c'è, talvolta le pieghe della nostra giurisprudenza creano queste sacche, dove davvero chi ci si sa muovere crea delle zone franche. E a quel punto appare che le regole valgano solo per alcuni (gli sfigati) e non per altri (i furbi).
Se poi questo si trasforma in uno stranieri contro italiani, abbiamo creato il terreno fertile per xenofobi vari. Affinché certe idee grigie non attecchiscano, ci vogliono regole certe e chiare, rigore e buon senso nell'applicarle, Insomma uno Stato che funzioni. davvero. Sin dalla dimensione Comunale.